Il Comitato dei familiari delle vittime del Covid in Molise si oppone alla nuova richiesta di archiviazione avanzata dalla procura per una delle inchieste sulla gestione della pandemia in regione.
Lo annuncia il legale del Comitato, Enzo Iacovino.
Nella proroga delle indagini disposta nei mesi scorsi – evidenzia il legale – la Procura aveva dato delega al Nas, ritenendo che i sanitari potessero essere sentiti solo come indagati, per un eventuale loro concorso nelle carenze organizzative. I sanitari interrogati, si sono avvalsi espressamente della facoltà di non rispondere. Su tale presupposto la Procura ha dunque ritenuto di chiedere nuovamente l’archiviazione sostenendo, inopportunamente, che ‘per i parenti delle vittime ci deve essere un colpevole ed una sola è la sentenza giusta: la condanna.
Il Comitato – prosegue Iacovino – dopo aver precisato che i procedimenti tuttora in corso (criticità dell’impianto di ossigenoterapia; la mancata realizzazione della torre Covid; l’extra budget; la sussistenza dei titoli in capo ai dirigenti Asrem; i singoli omicidi colposi) sono stati attivati grazie alle denunce del comitato, si è opposto alle richieste di archiviazione perché, diversamente da quanto scritto dal Pm, non tutti i medici si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Dalla documentazione fornita da alcuni indagati, inoltre – spiega Iacovino – si evince chiaramente come le condotte dei vertici Asrem, sarebbero omissive e commissive, così da contribuire, unitamente a precise disposizioni organizzative e gestionali e con evidente abuso, a diffondere la pandemia, le infezioni ai danni dei medici, infermieri e operatori socio sanitari, determinando i decessi nosocomiali da Covid e comportando la chiusura di diversi reparti e quindi le relative interruzioni di pubblico servizio.
I parenti delle vittime – conclude il legale – non chiedono sentenze di condanna a tutti i costi, chiedono, invece, che si faccia luce sui motivi del disastro con indagini attente. A tutt’oggi, dopo tre anni dall’inizio della pandemia e dopo due anni di indagini, nessuna verità è stata ancora scritta nelle attività istruttorie dei procedimenti penali attivati.
Fonte: ANSA.